10 OTTOBRE 1943 NASCE L'ANR


"Non certo per gli onori della vittoria essi combattono, per Amor di Patria e per la loro gente"

mercoledì 15 marzo 2017

MARIO FACCIOLI 
EROE DEL CIELO

DI MAZZOLENI GIORGIO


Nella storia di Bergamo alla voce “eroe del cielo” si è soliti citare il solo nome di Antonio Locatelli e nulla più. Che peccato. Una più attenta e ponderata lettura degli annali cittadini consente di scoprire che non mancano i bergamaschi che alla voce “aviazione” hanno dato il loro prezioso contributo anche durante le guerre. In questo prestigioso club di illustri sconosciuti dall’oblio emerge Mario Faccioli, classe 1910, laureato in ingegneria al Politecnico di Milano, cinque volte medaglia d’argento al valore militare. Il suo biglietto da visita è alquanto interessante. Tutto ha inizio quando cinque universitari bergamaschi prima disegnano e poi costruiscono un aliante. L’improvvisata officina è sistemata nella cantina della famiglia Faccioli, nell’ allora centralissimo Viale Roma (ora Papa Giovanni XXIII), sull’angolo di Via Angelo Maj. È realizzato, in Italia il primo aliante-libratore biposto (in tubi d’acciaio il telaio della fusoliera e le centine delle due semiali). L’aereo è collaudato nella primavera del1932 ed immatricolato con la sigla “I-ABBRX”. Il più esperto pilota del gruppo è Faccioli che ha avuto la possibilità di frequentare la “Scuola Nazionale di Volo su Alianti” a Pavullo sull’ appennino modenese.


Ingegnere a ventitré anni, il suo futuro è scontato: entra nell’ aeronautica, volontario nella campagna d’Etiopia nella 103° squadriglia di ricognizione, segue la guerra di Spagna, collauda il Macchi M C 200 (primo caccia italiano interamente metallico) ed il Sai Ambrosini 7 (o Sai 207). Faccioli, durante un volo di prova con questo aereo, muore, il 5 dicembre 1940, nel cielo di Passignano sul Trasimeno. Questa la sua sommaria scheda, per conoscere alcune sue imprese bisogna attendere circa trent’ anni, quando Napoleone Moltrasio (amico e compagno universitario, medesima squadriglia nella Campagna d’Abissinia) scrive l’articolo pubblicato dal Giornale di Bergamo nell’ edizione di lunedì 4 luglio 1966.


AEROPORTO DI MACCALE':FACCIOLI IN COMPAGNIA DI TRTE BERGAMASCHI DELLA 103° SQUADRIGLIA

SULLE ORME DI LOCATELLI
Un pilota bergamasco, Mario Faccioli
guidò il secondo sbarco a Lekemti

…… Aveva partecipato a numerosi combattimenti e si era sempre distinto perché le sue azioni erano l’espressione di un coraggio indomito. In un volo di scorta a numerosi Caproni 101, con il compito di raggiungere “a qualsiasi costo” Addis Abeba, si fermava oltre mezz’ora con tutta la formazione sulla città sebbene due ore dopo la partenza si fosse accorto che il suo aereo perdeva benzina dal serbatoio. Al ritorno esaurito il carburante era costretto ad un atterraggio di fortuna su un piccolo altopiano a pochi chilometri dalle nostre linee.

Il secondo sbarco a Lekemti
L’11 ottobre Mario Faccioli partì in volo dal campo di Addas (nei pressi di Addis Abeba) per sbarcare assieme a due radiotelegrafisti (Bruno Spadaio aviere scelto della 103° squadriglia ed Elpidio Benetti della 110° squadriglia), nel luogo dove prima dell’inizio delle piogge (il 27 giugno) si era immolata la spedizione Magliocco - Locatelli. I cinque RO 37 che avevano provveduto al trasporto, tornavano alla base di Addis Abeba, ma Faccioli rimase tutto solo a Lekemti con due uomini della zona mentre erano operative le bande che avevano compiuto il massacro. Il suo compito è quello di creare dal nulla, e cioè dalla foresta, un campo d’aviazione di dimensioni sufficienti per consentire l’atterraggio ed il decollo degli aerei. Appena giunto sul posto raggiunge Lekemti e nei locali dei missionari, con l’aiuto dei radiotelegrafisti, mette in funzione la stazione R.T. quindi, da solo, percorre ventiquattro chilometri a piedi, per raggiungere Bonaja con l’intento di ingaggiare degli indigeni per la costruzione del campo d’aviazione.
Gli indigeni erano trascinati dalla sua presenza e…in tre giorni riusciva a mettere insieme quello che è ricordato come il primo psedudo campo di Lekemti (duecento metri in tutto). Un campo in grado di consentire l’atterraggio di alcuni RO 37 che sbarcano quindici ufficiali del Regio Esercito e venticinque ascari. Faccioli accompagna gli arrivati dai missionari a Lekemti e quindi torna a Bonaja, a piedi, per convincere i locali a riprendere il lavoro. Gli indigeni, soggiogati dalla figura di Faccioli, per due volte lo avvisano dell’imminente arrivo delle bande dei ribelli e per due volte Faccioli riprende i lavori. Il tricolore innalzato l’undici ottobre è difeso solo da lui sino al ventisette quando arriva una compagnia di truppe di colore della Brigata Malta partita da Addis Abeba. Intanto lo pseudo campo di Lekemti entra in funzione e Faccioli scorta alla missione il personale ed il materiale trasportato dando quindi comunicazione al comando. Il cinque novembre il lavoro si può ritenere ultimato con l’abbattimento del bosco, la ricostruzione di una cinquantina di tukul. Posto in congedo nel marzo del 1937, Mario Faccioli poteva consegnare alla mamma di Locatelli una teca con la terra di Lekemti e l’elica dell’aereo di suo figlio.

……….Nel febbraio 1938 il richiamo come tenente pilota di complemento volontario per le operazioni in Spagna. Partecipa a questa campagna dal marzo al dicembre del 1938e si distingue in nove azioni (tre mitragliamenti e sei combattimenti con la 32° Squadriglia “Gamba di ferro” e con la 25° Squadriglia (la famosa ”Cucaracha”). Venne proposto per altre due medaglie d’argento al valore militare.

Mario Faccioli nel 1940 diventa collaudatore della Società Aeronautica Italiana (S.A.I.) con sede a Passignano sul Trasimeno società fondata all’inizio degli anni venti dall’ingegner Angelo Ambrosini originario di Desenzano al Serio frazione di Albino. L’aereo Sai Ambrosini 7, nell’autunno del 1940, è da lui collaudato.



AEROPORTO DI SCIAGAT (MACCALE') 13 aprile 1936 : BRUNO MUSSOLINI AL RIENTRO DEL VOLO SU ADDIS ABEBA


Le cinque medaglie d’argento al valore

A.O.I. azioni di guerra dal 3 ottobre 1935 al 1 aprile 1936;
A.O.I. costruzione, in tre giorni, del campo d’aviazione a Lekemti;
Guerra di Spagna missioni del luglio 1938;
Guerra di Spagna missioni dicembre 1938;
Alla memoria

Motivazione della prima medaglia (ottobre 1935 – aprile 1936)

Combattente audace, in numerose azioni di bombardamento e di mitragliamento a bassa quota, si slanciava con impeto aggressivo all’attacco, noncurante del rischi0o e della violenta reazione contraerea, per cui veniva ripetutamente colpito nell’apparecchio distinguendosi per il suo spirito altamente combattivo e portando con la sua azione un valido aiuto alla risoluzione del combattimento.

Motivazione della seconda medaglia (ottobre 1936)

In soli tre giorni, sfruttando sagacemente la manodopera indigena, preparava il campo in modo da consentire lo svolgimento delle brillanti azioni di sbarco dei nostri reparti, contribuendo efficacemente all’ occupazione dell’Ovest dell’Impero. Le sue elette doti di trascinatore entusiasta.

Motivazione dell’ultima medaglia

Pilota, ingegnere e collaudatore aeronautico di altissimo valore, mentre personalmente sperimentava in volo un nuovo apparecchio, per tragico improvviso incidente, trovava morte gloriosa nell’ adempimento del proprio dovere al servizio della Patria.

Primavera 1936: promosso sottotenente per “meriti straordinari”.

Ottobre 1936: volontario a Lekemti.
Spagna: 99 azioni, 11 combattimenti aerei, 218 ore di volo.


IL PERSONALE DELLA 103° SQUADRIGLIA

L’ingegner Sergio Stefanutti progetta un caccia leggero, in grado di fornire brillanti prestazioni, basso costo di produzione. È il Sai Ambrosini S 207: realizzato con materiali ritenuti non strategici, in legno, motore Isotta Fraschini da 540 cavalli vapore, velocità di 540 km/h. La Regia Aeronautica, nel gennaio del 1943, ordina una commessa di 2000 aerei.

L’ulteriore messa a punto del velivolo è affidata al famoso Arturo Ferrarin (medaglia d’argento nella prima guerra mondiale, il volo a tappe Roma – Tokio nel 1920, record mondiale volo senza scalo per idrovolanti, partecipa a due edizioni della Coppa Schneider per idrovolanti) ma Ferrarin, durante un volo di prova all’aeroporto di Guidonia, muore il 12 luglio 1941.



FIAT C.R. 32: BIBLANO, MONOROTORE IN GRADO 600 HP, MONOPOSTO, STRUTTURA METALLICA, DUE MITRAGLIATRICI DI 12,7 MM,. VELOCITA' 375 KM/H, PRIMO VOLO 28 APRILE 1933. E' L'AREO IN DOTAZIONE ALLA SQUADRIGLIA "CUCARACHA" NEL CORSO DELLA GUERRA DI SPAGNA


UN VEICOLO DELLA 103° SQUADRIGLIA IN MISSIONE 
NEI CIELI DELL' A.O.I. 1935-1936

L'ECCIDIO DI LEKEMTI

Il Macchi M.C. 200 Saetta è progettato in conformità alla richiesta dell’Aeronautica per un caccia: metallico, monoplano ad ala bassa, carrello retrattile, abitacolo aperto, due mitragliatrici del calibro 12,7, velocità di 500 km/h, salita a seimila metri in cinque minuti. Vola per la prima volta il 24 dicembre 1937, entra in servizio nel 1939 ma ha un difetto nel profilo dell’ala che lo rende “non pilotabile”. 

Quale è il contributo di Faccioli allo sviluppo del Saetta? Mario Ippica, cognato di Faccioli, racconta che il difetto del M.C. 200 è eliminato grazie al lavoro del collaudatore e dall’ingegner Stefanutti: alle estremità alari ed in prossimità del centro ala sono incollati degli strati di legno di balsa.


CIMITERO DI BERGAMO - LA TOMBA



CIMITERO DI BERGAMO





LA TOMBA DEL PILOTA GIANNINO ARRIGONI NATO A  TORNO (CO) IL 15/04/1920, DEL I° GRUPPO C.T.  
CADUTO A MONTE SAN PIETRO (BOLOGNA)
IL 26/06/1944